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Progetti realizzati e in corso - Consorzio per lo sviluppo sostenibile Valle dell’Ofanto
La valle del fiume Ofanto, estesa per oltre 2.700 kmq. collega l’Appennino meridionale con la costa adriatica pugliese. Al suo interno, nel passato, sono state realizzate tratte ferroviarie, scartamento ordinario, in grado di percorrere, a binario unico, territori molto suggestivi sotto il profilo paesaggistico, ambientale e culturale.
 L’intera valle del fiume Ofanto è attualmente attraversata da una linea ferrata, parzialmente sotto-utilizzata, ma priva di  particolari problemi tecnico-infrastrutturali, che si sviluppa  nelle seguenti tratte tra Puglia e Campania:
1. Barletta - Spinazzola, della lunghezza di circa 65,0 km.; 2. Spinazzola – Rocchetta S.Antonio della lunghezza di circa 56,0 km.; 3.  Rocchetta S. Antonio – Avellino, per la parte che attraversa la valle del fiume Ofanto, di circa della lunghezza di circa 64,0 km.
La congiunzione di questi tre tronchi, che raggiungono una lunghezza complessiva di circa 185 km., permette di attraversare la valle ofantina in tutta la sua estensione, dall’alta Irpinia al passaggio intermedio nel Vulture lucano, fino al fondo valle tra la provincia di Foggia e la 6^ provincia, B.A.T.;  e vede la stazione di Barletta quale punto di partenza, mentre le stazioni di Spinazzola e di Rocchetta S. Antonio sono previsti come necessari nodi di scambio.
 Queste linee ferrate sono di proprietà R.F.I. e gestite da Trenitalia che le considera da anni una sorta di “rami secchi”. Il tratto  Spinazzola – Rocchetta S. Antonio, è attualmente sostituito da autobus che effettuano una sola corsa giornaliera.  La linea ferrata del tratto potentino non è in ottimo stato, pur trattandosi di  una zona produttiva di considerevole importanza, toccando essa il polo industriale di S. Nicola di Melfi (FIAT). Per le altre due tratte la chiusura è stata più volte annunciata, ma sempre rimandata a causa delle forte opposizione locale che vede nel treno un mezzo di locomozione e di sviluppo del territorio, che possiede – va sottolineato – una forte vocazione turistico – culturale (basti pensare al sito archeologico di Canne della Battaglia) ed ambientale (si pensi alla Riserva naturale di Margherita di Savoia).
I centri abitati e le stupende località toccate da queste tratte ferroviarie, c. d. minori, hanno una particolarità: la linea ferrata è diventata parte integrante del territorio con i suoi ponti, i muretti, attraversamenti fluviali, stazioni grandi e piccole; ottimi esempi di un’ingegneria storica, che si è ottimamente integrata nel contesto territoriale al punto tale da costituire, oggidì, delle vere e proprie opere d’arte, che si armonizzano nel contesto ambientale e paesaggistico, sì da costituire un unicum tra ambiente, sviluppo, mobilità e turismo (culturale, religioso, non che balneo-termale).

Evidentemente non può escludersi che  la presenza degli attuali locomotori, ancora funzionanti con motori diesel, crea qualche disturbo all’integrità del territorio e rappresenta una criticità per la sostenibilità ambientale che conserva, miracolosamente, lembi di incontaminata e inaspettata bellezza. Allo scopo di salvaguardare l’integrità territoriale e ridare slancio alle economie di piccola scala che intravedono nel turismo sostenibile una valida possibilità del riscatto economico dell’area, il “ Consorzio Sviluppo Sostenibile Valle dell’Ofanto” propone e sostiene la tesi dell’utilizzo, su queste tratte antiquate, treni ecologici e sostenibili con il territorio da adibire al trasporto di persone e merci (si ricorda che la Valle dell’Ofanto comprende un territorio vasto, costituito da ben 51 amministrazioni comunali, 4 province e 3 regioni) e per lo sviluppo del turismo, nazionale ed internazionale.
Com’è noto, in molti paesi quali Giappone, Stati Uniti d’America e Danimarca, si sta già sperimentando, con successo, la combustione dell’idrogeno quale fonte energetica primaria nell’alimentazione di treni con la produzione di un ridottissimo impatto per l’ambiente, determinato solo in altra sede dalla produzione dell’idrogeno.

Anche l’installazione di pannelli fotovoltaici, posti in prossimità della linea ferrata consentirebbe la produzione di elettricità da utilizzare  per alimentare le motrici, rappresentando una  valida  alternativa all’uso del gasolio nell’alimentazione delle attuali locomotrici (vds. articolo pubblicato su “ La Repubblica. it “ dell’ 11 luglio 2011, a  pagina 55 -  sezione: AFFARI FINANZA dal titolo “Europa e Usa scommettono sul treno”). 

È sicuramente una realtà ambiziosa, quella che il Consorzio “pro Ofanto” promuove nell’interesse delle comunità locali, della sostenibilità ambientale, del territorio e delle realtà imprenditoriali, che ha tutte le potenzialità per diventare una sorta di “fiore all’occhiello” per il rilancio del Mezzogiorno d’Italia e della promozione di un nuovo incoming del turismo minore, cioè fuori dai canali tradizionali, ma certamente non secondario, né minimo per importanza storica, archeologica e architettonica.                                                                     
In definitiva, la riconversione e il rilancio di tratte ferroviarie “minori”, attraverso lo sviluppo di energie rinnovabili e  la valorizzazione della green economy, costituiscono una risposta concreta e positiva alle esigenze di promozione e valorizzazione della valle del fiume Ofanto, che proponiamo quale potenziale best practice di gestione del territorio e della mobilità intermodale, come fonti di sviluppo economico e socio-culturale.

Link: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/07/11/europa-usa-scommettono-sul-treno.html
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