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Attività, convegni, rassegne, mostre - Consorzio per lo sviluppo sostenibile Valle dell’Ofanto
INTRODUZIONE DEL MODERATORE – DOTT. MICHELE MARINO
 
L’idea di abbinare due date importanti, da commemorare onorevolmente, quali il 70° Anniversario della nascita della Repubblica Italiana ed il 60° della scomparsa dell’on. G. Di Vittorio, mi è sorta spontaneamente non appena si ebbe notizia ufficiale del Viaggio della Costituzione, iniziativa adottata dalla Presidenza del Consiglio nell’ambito degli eventi definiti Anniversari di interesse nazionale, con particolare riguardo alla “IV Tappa del Viaggio della Costituzione (Bari, 9-21 dicembre ’17), giornata incentrata sul tema Lavoro, su determinazione del Comitato storico-scientifico costituito “ad hoc”.
L’iniziativa s’inserisce nel contesto delle celebrazioni solenni, volute dall’Amministrazione comunale di Cerignola, e delle attività socio-culturali, fortemente promosse e coordinate dall’Associazione Fondazione Giuseppe Pavoncelli, congiuntamente al Consorzio Pro Ofanto, perseguendo l’obiettivo statutario di valorizzare le personalità illustri che ebbero i natali in Cerignola, tra cui spicca certamente Peppino Di Vittorio, la cui memoria popolare racchiude qualcosa di storico e leggendario nel contempo.
Il convegno ha ottenuto da subito il Patrocinio del Comune della Città di Cerignola, quindi della Fondazione Giuseppe Di V     ittorio in Roma, a seguire Regione Puglia, Università di Foggia, Provincia di Foggia e infine, non ultimo per rilevanza, bensì di grande prestigio, il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Desidero, in primo luogo, sottolineare il sottotitolo o incipit ispiratore della giornata di approfondimento sulla figura delDeputato all’Assemblea Costituente, non che Deputato del Regno d’Italia e della Repubblica) è il seguente: Noi concepiamo la cultura come strumento di elevazione intellettuale, morale e professionale del popolo, come strumento di sviluppo civile e di emancipazione sociale e umana.
Sullo sfondo di una questione meridionale, tuttora irrisolta e talvolta oggetto di posizioni retoriche o demagogiche, emergono spunti, proposte e idee che possiamo considerare come pietre miliari, collocate da questo padre costituente o padre storico del lavoro, inteso come valore costituzionale,  singolare figura di “bracciante – politico” e perciò strenuo difensore e mentore dei “cafoni”, che ha avuto la forza morale e intellettuale di caratterizzare il mondo del lavoro e sindacale in modo perenne, senza tregua né timore alcuno.     La sua, spiccata personalità viene oggi arricchita da due espressioni culturali e frutto della creatività grafica: a)  il libro “Giuseppe Di Vittorio, una storia di vita essenziale, attuale, necessaria” a cura di Giorgio Benvenuto e Claudio Marotti, editore Morlacchi, con la prefazione di Susanna Camusso;                     b) l’opuscolo-fumetto “Chi era Di Vittorio”, ideato e realizzato dal dott. Gianni Mastroserio, con il patrocinio dell’Associazione Fondazione Pavoncelli e del ConsorzioPro Ofanto, destinato alle scolaresche di Cerignola. Particolare ringraziamento, in proposito, va rivolto a tutti gli istituti  scolastici di grado superiore della città  ed in particolar modo alla prof. Raffaella Petruzzelli, Assessore comunale alla cultura, per la sua concreta ed efficace disponibilità.
Possiamo affermare che la grandezza di un uomo pubblico, sia egli uno statista, un “grand commis” o un’autorità dello Stato, la si misura in vario modo: ad esempio, tenendo conto dell’attività istituzionale e dei risultati ottenuti, oppure dell’opinione pubblica nei suoi confronti, oppure ancora sulla base dell’impegno profuso, della professionalità dimostrata e della moralità che ha contraddistinto la propria attività politica o “repubblicana” in senso tecnico riferito alla “res publica”.
                                                                      
Ebbene, qualsivoglia metodo di valutazione non può che segnare un indice di eccellenza a favore del “nostro”, esimio concittadino, considerando che colui che fu il fondatore del primo sindacato dei lavoratori italiani e poi della Federazione mondiale si dedicò alla politica – leggasi ai problemi della gente comune, come Lui – del proprio territorio, che mai dimenticò e ci tenne a sottolinearlo spesso, fin dalla giovanissima età (15 anni), venendo eletto, solo qualche anno dopo, deputato del Regno e - dopo l’obbligata assenza nel Ventennio del regime fascista - deputato all’Assemblea Costituente ed ancora al Parlamento della Repubblica Italiana fino al 1957, senza soluzione di continuità.
La sua umanità è, possiamo dire, condensata in una romantica frase, pronunciata all’interno di un Discorso che tenne alla Camera dei Deputati, il 12 dicembre 1952: Tutta la mia vita ho consacrato a questo scopo di progresso economico e di giustizia sociale! Tutta la mia vita di militante!... Per questo sono andato in galera… in esilio, ho rischiato la vita: Sono pronto a rischiarla ancora mille volte…”
Indubbiamente, queste affermazioni possono apparire anche eccessivamente forti ad un giovanissimo uditorio, come quello odierno, sempre che non vengano contestualizzate storicamente e politicamente, sia nella turbolenta epoca, vissuta dal nostro Paese a partire da un secolo fa circa, sia nel territorio del Tavoliere e del fiume Ofanto (si ricordi  il suo primo impegno a difesa dei braccianti di Minervino Murge), le sue amate “Puglie” ove soltanto da pochissimi anni si era risolto, miracolosamente, il terribile, secolare problema della siccità (Orazio Flacco, sitibonda Apulia), grazie al fondatore dell’Acquedotto pugliese, on. Giuseppe Pavoncelli, altro indimenticabile cerignolano.
Stiamo parlando, evidentemente, di un uomo vero, instancabile, appassionato dal sapere, dai valori, dalla lotta  per l’emancipazione e per la giustizia sociale, per la dignità umana ed il progresso civile che, concordemente con la gran parte dei deputati costituenti che rifondarono la Nazione, credeva fermamente nell’alto senso dello Stato  e quindi nell’ideale alto della Patria. Basti pensare a De Gasperi e Terracini, a Nenni e Parri, insieme ai quali Di Vittorio dibatteva nelle sudate sedute di Assemblea o di Commissione Parlamentare, includendo questi, sacrosanti principi espressamente nell’art. 52, comma 1, della Costituzione.
A proposito della pubblicazione a cura di Benvenuto e Marotti – a quest’ultimo rivolgo un particolare ringraziamento per la generosità con cui si offre al giovane pubblico cerignolano, presentando il libro inedito fino ad oggi in Puglia – Peppino viene così definito: “ è entrato nel mito, oltre che nella storia, del movimento contadino e operaio del nostro paese e il mito è qualcosa di profondamente diverso da quella sorta di illusione storica…(Giorgio Benvenuto).
Mentre Claudio Marotti lo annovera tra i “grandi della storia”, quelli che resistono “alle modificazioni del tempo, in quanto nato “anarcosindacalista” egli si fece “portavoce della condizioni di iniquità, di ingiustizia, di sfruttamento…”.
E come sottolinea ancora, correttamente, Benvenuto:  ricordare intellettualmente e commemorare istituzionalmente, come stiamo facendo, la figura storica di una personalità come Di Vittorio “non deve essere un semplice atto rievocativo”, bensì una descrizione sociologica, giuridica e fattuale di chi, da umile bracciante, seppe resistere nel tempo alle enormi difficoltà umane, politiche ed economiche che travolsero lui e la sua famiglia, dedicandosi per lunghi anni allo studio, al lavoro e contemporaneamente alla cultura, nel corso del duro esilio coatto, quindi di nuovo all’impegno sindacale e politico. Da Deputato all’Assemblea costituente e prima alla Consulta nazionale (1946/’48) fu assiduo componente della III Sottocommissione.
Egli può, davvero, essere considerato l’ispiratore, la mente del lavoro come valore costituzionale, menzionato negli artt. 1, 3 e 4 quali “principi fondamentali” della Costituzione, non che come asse portante nel Titolo III, Rapporti Economici, dall’ art. 35 al 40. A tal riguardo è, tuttora, attualissima la Relazione del deputato Di Vittorio sul “Diritto di associazione e sull’ordinamento sindacale”. Il primo, egli sosteneva, “è senza dubbio fra i diritti fondamentali del cittadino ed una delle espressioni più chiare delle libertà democratiche”. Va sottolineato, altresì, che non aveva alcun timore di affermare, ovunque e con chiunque, anche con veemenza che le libertà sindacali, che si riassumono nella piena libertà di riunione, di discussione, di manifestazione, di astensione dal lavoro, ecc. comportano il diritto di sciopero. Questo non è più contestato da nessuno, ad eccezione dello sciopero relativo ai servizi pubblici.
 
 
 
E qui il “nostro” risulta ante tempo illuminante e profetico in merito ad un dibattito, come quello contemporaneo, forse eccessivamente retorico, talvolta inconcludente, sull’esercizio del diritto di sciopero quando riveste servizi definiti di “funzione sociale” o di pubblica utilità.
Inoltre, Di Vittorio auspicava che la Costituzione dovesse “determinare e sancire i principi ispiratori di un nuovo ordinamento sindacale, democratico e libertario”. E denunciava la carenza della disciplina legislativa di un “rapporto giuridicamente definito fra Stato e sindacato”. La qual cosa rappresenta, per tutti noi, un grave vulnus nell’ordinamento statale, considerato che l’art.39 (organizzazione sindacale) non ha ancora ottenuto in sede parlamentare un’adeguata e piena attuazione normativa.
Statisticamente, infine, possiamo evidenziare la vasta e numerosa produzione legislativa, di qualità, dell’on. Giuseppe Di Vittorio, Deputato del Regno d’Italia (XXVI Legislatura), alla Consulta nazionale, all’Assemblea Costituente e della Repubblica Italiana (I e II Legislatura). In quest’ultimo periodo, il più denso ed importante egli presentò ben 85 proposte di legge alla Camera, di cui 63 come “primo firmatario” e approvate definitivamente come leggi dello Stato: otto.
In ultima analisi possiamo decretare – per quel che ci compete oggidì – la grandezza dell’on. Di Vittorio, come padre storico del “lavoro” in Italia e non solo, patrimonio umano di civiltà e di coesione sociale, quella per cui si battè sindacalmente per tutta l’esistenza e che ora appartiene a tutti noi, specialmente nella società attuale, in cui non mancano soprusi e violazioni di legge, possibilmente guardando alle ingiustizie con obiettività e serenità di giudizio, superati finalmente o auspicabilmente gli “steccati ideologici” che, per tanto tempo, hanno separato la società in modo pregiudiziale.
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