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Rassegna Stampa - Consorzio per lo sviluppo sostenibile Valle dell’Ofanto
Roma: 23 settembre, 2013  - Raffaele Sorbo (dal sito: www.radiotrc.it)
SALVIAMO LA CAPPELLA DI S. GIOVANNI IN ZEZZA
 Durante la II^ guerra mondiale in agro di Cerignola in località “Torretta” c’erano il 461º Gruppo Bombardieri dell’aeronautica militare americana, e il 454°Gruppo fortezze volanti. In detta località c’era una vecchia cappella denominata appunto “S. Giovanni in Zezza” in cui i piloti prima di partire per le loro missioni di bombardamento in Germania andavano a pregare e al loro ritorno andavano a ringraziare per essere scampati al fuoco nemico ( la lanterna della cupola del Duomo Tonti faceva da faro di riferimento la sera tardi al loro ritorno dalle missioni). La vecchia cappella andò in rovina e ne fu costruita una ex novo ove all’interno si trovavano alcune lapidi per ricordare i morti in battaglia. Attualmente gli ex campi di aviazione sono abbandonati e lasciati allo sfacelo totale e anche la nuova cappella sta andando in rovina. L’ex scugnizzo di questi aviatori il Sig. Mario Capocefalo che è il referente per i superstiti e per i loro discendenti e familiari spesso è invitato in America per tenere conferenze su questi aviatori appartenuti ai Gruppi residenti a Cerignola e in casa sua a Cerignola ha un Museo di questi eventi ma nessuno lo aiuta. Alla fine della guerra i superstiti di questi campi di aviazione decisero di istituire una borsa di studio per gli studenti meritevoli di Cerignola meno abbienti; ogni 2 anni alcuni rappresentanti tornano a Cerignola per visitare i resti di quei luoghi storici ma nessuno più si ricorda di loro o si occupa di riceverli. Noi dell’Associazione dei Cerignolani residenti in Roma; nel Lazio e Centro Italia “La Cicogna” leviamo un grido di dolore: SALVIAMO LA CAPPELLA DI S. GIOVANNI IN ZEZZA!. Potete vedere e ascoltare alcune interviste a Mario Capocefalo rivolte a lui dai discendenti e familiari di questi eroici aviatori su:
 
 
L’eccidio di Vallecannella (Cerignola Fg)
Tra le tante nefandezze e barbarie perpetrate dai tedeschi durante la ritirata dall’Italia meridionale subito dopo la proclamazione dell’Armistizio ve ne sono alcune che colpirono. Su tali atrocità, commesse è doveroso soffermarsi più dettagliatamente: la prima riguarda il massacro (passato alla storia come “L’eccidio di Vallecannella”) perpetrato in territorio di Cerignola (FG). Un giovane, di S. Vito dei Normanni in servizio nel nord Italia, sbandatosi dopo l’8 settembre, dismessa la divisa e in abiti civili, si diresse al sud per sfuggire alla cattura. Lo animava la speranza di raggiungere S. Vito o quanto meno le regioni d’Italia ormai libere dall’occupazione nazista: era sua volontà unirsi ai reparti in approntamento in Puglia per poter partecipare con essi alla lotta per liberazione dell’Italia. Durante il lungo tragitto si unì ad altri undici giovani che avevano lo stesso intento (10 militari, tra i quali due Sottufficiali inglesi ex prigionieri evasi dal campo di prigionieri di guerra di Sulmona, ed un giovane partigiano non ancora maggiorenne). Il 25 settembre 1943 il gruppo, senza armi, si venne a trovare nelle vicinanze di Cerignola. Furono, però, facilmente individuati da uno degli ultimi reparti tedeschi, composto da circa trenta uomini che, incalzati dagli Alleati, si apprestavano a lasciare la città dauna spostandosi in direzione di Foggia (gli Alleati, infatti, sarebbero arrivati a Cerignola il giorno appresso!). I reparti della Wehrmacht, dopo aver subito gravi perdite nei duri scontri avvenuti pochi giorni prima a Bari ed in special modo a Barletta, avevano scatenato una brutale reazione e per vendetta compivano misfatti di ogni genere contro militari inermi e civili indifesi. II gruppo di militari italiani ed inglesi fu catturato, senza alcuna difficoltà, nelle vicinanze di una masseria chiamata Santa Maria di Vallecannella, situata a circa 6 Km a sud della città. Dopo un rapido ed inutile interrogatorio, i prigionieri vennero portati in un recinto di pietra adiacente la masseria e mitragliati a bruciapelo alle spalle. I tedeschi, dopo averli barbaramente trucidati, li trascinarono con alcune funi e li buttarono (alcuni – orribile a dirsi – ancora vivi) in un piccolo fosso, antistante il cascinale, che veniva utilizzato come granaio. L’eccidio, purtroppo, venne scoperto solo dopo due giorni perché qualcuno, passando nelle vicinanze del fosso parzialmente ricoperto con un po’ di legna, avvertì il tanfo della decomposizione e forse anche l’ultimo debole lamento di un moribondo. Recuperati i corpi martoriati si provvide prima ad una difficile identificazione e, successivamente, ad una provvisoria sepoltura in una zona attigua alla masseria. Solo otto militari furono riconosciuti e tra questi un solo inglese (un altro, tale Parker, al momento della cattura, qualificandosi subito come prigioniero evaso, era stato ricondotto immediatamente in un campo di concentramento tedesco). Riportiamo le generalità di quei militari identificati oltre al nostro Antonio Ancona: • Soldato Vincenzo Frisulo, nato a Ruffano (LE) di anni 23; • Aviere Scelto Motorista Mario Corallo, nato a Cavallino (LE) di anni 21, in servizio prima nell’aeroporto di Grottaglie e successivamente in quello di Treviso; • Caporal Maggiore Salvatore Porto nato a Catania, di anni 27, in servizio nel 36° Rgt. Fanteria della 16° Div. “Pistoia”; • Partigiano Umberto Di Girolamo nato a Milano il 10 maggio 1926; • Sergente Artigliere Espedito Colizzi nato a Melissano (LE), di anni 23, in servizio nel 12° Raggruppamento Artiglieria di Corpo d’Armata; • Soldato Alfredo Puce nato a Sanarica (LE), di anni 21; • Il Sottufficiale britannico Sergente Dent. Quella località oggi è in stato di completo abbandono senza che qualche segnale indichj ciò che avvenne lì in quei giorni. Salviamo dall’oblio della Storia quel luogo eroico. Raffaele Sorbo
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