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23 Mag 07:48 2019

CONFERENZA DI PRESENTAZIONE DEL ROMANZO “IL SOCIALISTA”. SALA CONSILIARE G. DI VITTORIO, 17/5/2019

Nell’attuale contesto della vita sociale di Cerignola, che posso quotidianamente osservare a distanza di molti chilometri, ma che seguo in ogni modo da vicino ed a cui partecipo insieme agli amici dell’Associazione “Fondazione G. Pavoncelli” (tra cui il presidente del Comitato scientifico, Roberto Cipriani, ed il socio fondatore Gioacchino Albanese) e con quelli del Consorzio Pro Ofanto, ebbene assume una sua particolare valenza la conferenza odierna.
Essa cade esattamente un anno e mezzo dopo il Convegno di studi “Il lavoro al centro del pensiero dell’on. G. Di Vittorio” in occasione del 60° anniversario della morte, a conferma dell’ammirazione, della gratitudine e dell’affetto che la comunità cerignolana desidera tributare a Peppino, il quale oggi si manifesta come “il socialista”. E sono gli stessi sentimenti che hanno mosso da Roma, senza tentennamenti, l’amico Giorgio Benvenuto, presidente della Fondazione B. Buozzi,  che porgerà il suo contributo culturale, quale vero esperto di politica e protagonista sindacale.
Complimenti all’autore, Gioacchino, per la ricerca accurata e per la certosina documentazione, ma anche per la forza creativa e la capacità ricostruttiva di episodi e personaggi della ns. civiltà contadina, di cui purtroppo - mi pare - non c’è più traccia evidente e di cui mi piace sottolineare le immagini tratte da un archivio di ricordi storici, di decenni orsono, della “mitica” Festa del lavoro che, a Cerignola come negli altri centri agricoli della Puglia, era il giorno di festa dei braccianti e dei piccoli agricoltori, i mezzadri, che per una mattinata intera diventavano, orbene, i padroni di qualcosa… delle principali strade della città (all’epoca paese).
E’ vero che “un ritratto ti legge dentro… ti legge l’anima.. non è come una fotografia”, di cui oggi siamo quasi vittime, subissati dalla manìa dei “selfie”; difatti oggi il tempo non è più “una  conquista”…”, quando si lottava per ridurre l’orario di lavoro”, rimanendo legati “alle origini”. Oggi i giovani si vergognano di lavorare in campagna!
Colpisce anche la frase: “il socialismo non è solo una teoria, è un modo di pensare la vita… E’ il lavoro la vita del contadino.” E ancora ciò che gli veniva detto dal suo compagno: “Caro Peppino, voi contadini volete sembrare grossolani, e invece siete sottili più di un intellettuale. Ho imparato molto ascoltandoti e capisco perché la gente corre a sentirti”.
Con l’auspicio che questa opera letteraria abbia il successo che merita, porgo i più cordiali saluti ai relatori, alle autorità e all’uditorio a nome dei consessi sociali che mi onoro rappresentare.

LOCANDINA